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Cos’è lo sviluppo sostenibile? Ci sono tante definizioni, eccone alcune:

  • Lo sviluppo che risponda alle necessità del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie esigenze
  • Miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi alla base
  • Uno sviluppo che offra servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità, senza minacciare l'operabilità del sistema naturale, edificato e sociale da cui dipende la fornitura di tali servizi.

In altri termini lo “sviluppo sostenibile” è un termine ridondante per descrivere l’unica forma di sviluppo possibile a lungo termine, ovvero che cerca di limitare lo sfruttamento delle risorse almeno in quantità tale da garantirne la rigenerazione.

La parola “sviluppo” non equivale, quindi, a “crescita”, ma indica il miglioramento della capacità della comunità nel soddisfare le esigenze umane (materiali e non); “sostenibile” significa che si può mantenere nel tempo, cioè che viene attuato in modo da garantire alle generazioni future le nostre stesse possibilità di soddisfare i propri bisogni.
Questo modello di sviluppo si basa sull’equità tra popoli e tra generazioni, cioè tiene in uguale considerazione le necessità attuali di tutti i popoli e quelle delle future generazioni: tutti devono avere la stessa possibilità di soddisfarle, ovvero di accedere e utilizzare le risorse naturali necessarie.

L’idea di sviluppo sostenibile quindi ha aspetti ambientali, economici e sociali, imprescindibili ed inscindibili tra loro: infatti implica il superamento della disparità tra paesi ricchi e poveri e la protezione dell’ambiente, per garantire sia alle generazioni di oggi che a quelle di domani la soddisfazione dei propri bisogni.
La conservazione dell’ambiente è un tema centrale della sostenibilità, infatti per garantire che le risorse naturali restino disponibili in qualità e quantità adeguate, il loro sfruttamento non può essere indiscriminato e non deve alterare la capacità degli ecosistemi di rigenerare le risorse.

Se introduciamo la consueta distinzione tra risorse rinnovabili e non rinnovabili, lo sviluppo sostenibile può essere definito come quello sviluppo che mantiene costante il capitale naturale rinnovabile e utilizza “in modo prudente” il capitale non rinnovabile, di cui va massimizzata l’efficienza d’uso.
Secondo H. Daly (“Steady State Economic”, 1991) le condizioni per la sostenibilità ambientale sono le seguenti:

  • i consumi di risorse rinnovabili non devono superare i relativi tassi di rigenerazione;
  • i consumi di risorse non rinnovabili non devono superare la velocità di ritrovamento o di sviluppo di risorse sostitutive (rinnovabili);
  • le emissioni di inquinanti non devono superare la capacità di assorbimento dell’ambiente.

L’essenza di questa forma di sviluppo è un rapporto stabile tra le attività umane e il mondo naturale, che non diminuisce le prospettive per le generazioni future di godere di una qualità della vita buona almeno quanto la nostra e si fa carico dei bisogni dei meno avvantaggiati, sia nella società attuale che futura.
La politica dell’Unione Europea in materia di sostenibilità è stata introdotta nel 1992 dal “Quinto programma d’azione per l’ambiente”, pochi mesi prima della Conferenza ONU sui temi dell’ambiente e dello sviluppo tenutasi a Rio de Janeiro.

La Conferenza di Rio ha prodotto un documento (sottoscritto dall’Unione Europea e dagli Stati Membri) poi chiamato Agenda 21, che fissa gli impegni relativi allo sviluppo sostenibile per il ventunesimo secolo.

Per approfondimenti: Agenda 21 dei Comuni dell'Est Ticino

 


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